THINK POSITIVE – Fabrizio Sclavi & Friends per il World AIDS day di ASA Milano

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“10 Corso Como Tazzoli” in via Tazzoli 3 inaugura i nuovi spazi con una mostra speciale per pensare in modo diverso alle persone che vivono con HIV in collaborazione con Fabrizio Sclavi & Friends for ASA, Associazione Solidarietà Aids

 

 

In occasione del 1° dicembre 2018, Giornata mondiale per la lotta contro l’AIDS, ASA Associazione Solidarietà AIDS organizza una mostra-happening che inaugura il nuovo

10 Corso Como Tazzoli, un segnale importante per la città di Milano che si arricchisce di nuovi spazi aperti per l’intrattenimento culturale.

 

Per questa speciale iniziativa testimonial d’eccezione è Fabrizio Sclavi, che ha mobilitato amici e colleghi di sempre tra i migliori fotografi e creativi internazionali per sensibilizzare sul tema dell’AIDS e del pregiudizio verso le persone che vivono con HIV. Sclavi ha realizzato quattro immagini che raccontano in modo ironico e comunicativo il virus e le attività che ASA dal 1985 ha messo in campo a supporto dei malati.

 

 

 

 

All’ appello lanciato da Fabrizio Sclavi per questo importante progetto hanno subito aderito :

Gian Paolo Barbieri, Maria Vittoria Backhaus, Maurizio Galimberti, Ilaria Facci, Giovanni Gastel, Piero Gemelli, Alessandra Spranzi, Oliviero Toscani, Paolo Ventura, Paolo Zambaldi, Max Zambelli, Stefano Zarpellon ed Efisio Rocco Marras. Tutti i fotografi e creativi hanno donato un’opera per la mostra e in alcuni casi realizzato uno scatto ad hoc per iniziative importanti per ASA, come la campagna #undetectable, che mira a combattere l’ignoranza spiegando che le persone sieropositive sottoposte a una terapia antiretrovirale efficace non sono più contagiose.

 

«Siamo molto grati a Fabrizio Sclavi e a tutti gli artisti che si attivano per contrastare l’infezione da HIV. – Ha affermato Massimo Cernuschi, presidente di ASA – Speriamo che questa serata happening possa fare da cassa di risonanza per pensare e vedere le persone sieropositive senza pregiudizi, sapendo che un virus non rilevabile, Undetectable, non è trasmissibile: Untransmittable, U=U, come abbiamo stampato sulle magliette ASA».

Ogni anno ASA, referente nazionale del progetto storico promosso dall’organizzazione americana The Names Project Foundation, cura la manifestazione La Coperta dei Nomi (THE QUILT) dove espone le coperte disegnate e ricamate da amici o parenti di vittime dell’AIDS, affinché il loro ricordo non vada perduto.
Quest’anno, grazie alla mostra curata da Fabrizio Sclavi e Federico Poletti, ASA mette in mostra le “Coperte dei Nomi” attraverso un’installazione in 10 Corso Como Tazzoli insieme ad alcune fotografie emozionali realizzate dai fotografi coinvolti nell’iniziativa.

Durante la serata sarà lanciata una campagna di crowdfunding per realizzare l’archivio digitale di tutte le “Coperte dei Nomi” che ASA conserva (circa 400), rendere fruibili i Quilt e conservarne la memoria. Alle ore 18.30 Fabio Marelli, speaker di Discoradio, introduce gli ospiti e gli autori protagonisti. Alle ore 21.00 l’attore Angelo di Genio recita alcuni passaggi tratti dallo spettacolo “Processo a Nureyev” di Mario Acampa. Alle ore 21.30 Sem & Stenn, reduci da X Factor, cantano dal vivo. 

 

 

 

“Dopo la nostra prima apparizione in tv, ricordiamo molto bene il commento di un hater che diceva “non dovrebbero stare in tv questi due potrebbero avere l’AIDS”. Questo commento ci aveva fatto pensare: in primis, all’associazione facile comunità lgbt -AIDS, ma soprattutto all’idea che chi ha contratto l’AIDS non meriti nemmeno di essere rappresentato. Siamo sempre pronti a sostenere cause che, pur non riguardandoci personalmente, hanno bisogno di una voce che le supporti”. Sem & Stem

Festa per Stefano domenica 18 novembre

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Sono passati 25 anni dalla morte di Stefano Marcoaldi uno dei presidenti di ASA che è sempre stato in prima linea per combattere lo stigma e il pregiudizio nei confronti dell’HIV e delle persone sieropositive.
Stefano è andato al Maurizio Costanzo Show a raccontare della sua sieropositività e della difficoltà di vivere senza lasciarsi sopraffare dalla paura della morte, ma soprattutto senza abbassare la guardia contro lo stigma e il pregiudizio che negli anni Novanta circondava HIV e AIDS.
Le terapie hanno fatto passi da gigante, mentre stigma e pregiudizio sono ancora una costante contro le quali ASA si impegna quotidianamente.
Come ripeteva spesso Stefano “Non abbiate paura di amare”.

Per ricordare Stefano e le sue battaglie, la famiglia Marcoaldi ha organizzato una Festa domenica 18 novembre allo Spazio Tadini in via Jommelli 24 a Milano.
L’evento, che inizierà alle 19, è aperto a tutti: ci saranno familiari, amici e artisti. Saranno esposte le opere di Federico Marcoaldi, il nipote di Stefano. Durante la serata si terrà una raccolta fondi a favore di ASA, ma soprattutto staremo insieme con allegria, proprio come amava fare Stefano.

Vi aspettiamo.

#Trattamibene

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#Trattamibene è il nuovo capitolo e la naturale evoluzione della campagna ‘Guardiamo Oltre’.
Esso vuole descrivere l’aspetto sociale e le difficoltà che incontrano le persone con HIV nella vita quotidiana, la cosiddetta ‘accettazione sociale’ nell’ambito di uno scenario più ampio di salute globale. 
www.trattamibene.it
Se oggi siamo in grado di porre attenzione alla qualità della vita dei pazienti con HIV, lo dobbiamo anche grazie al valore dell’innovazione. Negli ultimi anni, infatti, esso è stato responsabile di importanti progressi in ambito diagnostico-terapeutico: il poter ragionare sulla patologia con un orizzonte di lungo termine, la riduzione dei momenti di assunzione delle terapie quotidiane e del numero di compresse, una conseguente maggiore aderenza alle cure che si traduce in una più elevata efficacia, una maggiore tollerabilità delle nuove specialità medicinali.

Il valorizzare l’innovazione, dunque, ha permesso di allargare l’orizzonte oltre l’ambito – in parte risolto – medico-sanitario, per focalizzare l’attenzione sul valore della persona con HIV. #Trattamibene significa, dunque, occuparsi concretamente del cosiddetto ‘quarto 90’, ossia della buona qualità di vita delle persone con HIV che assumono terapie di successo. Nell’ambito della qualità di vita e nell’ottica di ridurre lo stigma, è importante condividere anche il concetto U=U (Undetectable=Untransmissable ) ovvero che una persona sieropositiva con virus non rilevabile non è a rischio di trasmettere il virus. Ciò permette alle persone sieropositive che siano “undetectable”, di vivere più serenamente la propria sessualità (es coppie sierodiscordanti).

Le testimonianze di 8 popolazioni chiave hanno permesso di rappresentare il livello di accettazione sociale in diversi contesti, scattando un’istantanea di quello che significa oggi vivere con l’HIV in un’ottica di salute globale. Ricordiamo che oggi la terapia antiretrovirale consente non solo un’attesa di vita di chi l’assume con regolarità simile a quella di chi non ha l’infezione, ma rappresenta anche un presidio importante di contrasto alla trasmissibilità del virus. 

A conclusione di questo nuovo capitolo #Trattamibene, il documento ‘Trattami bene! Noi ci crediamo” (qui scaricabile) racchiude alcuni concetti condivisi dai sostenitori, che si auspica possano diventare una base di interlocuzione con chiunque voglia mettere in atto politiche socio-sanitarie strategiche per garantire il benessere e la dignità di tutte le persone con HIV nel nostro paese.

 

Le diagnosi di HIV nei giovani uomini gay e bisessuali sono aumentate tra il 2008 e il 2016

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Secondo il CDC (Centro per la prevenzione ed il controllo delle malattie USA), in questo lasso di tempo, le diagnosi sono aumentate del 3% ogni anno tra gli uomini che fanno sesso con altri uomini nella fascia d’età dai 13 ai 29 anni .

In media, il numero di uomini che fanno sesso con altri uomini (MSM) nella fascia di età dai 13 ai 29 anni che hanno ricevuto una diagnosi di HIV è cresciuto del 3% ogni anno tra il 2008 e il 2016. Nel frattempo, circa 225.000 MSM che hanno ricevuto una diagnosi e convivono con l’HIV – numero che si avvicina ad un quarto della popolazione totale HIV positiva degli Stati Uniti di circa 1,1 milioni – hanno ad oggi almeno 50 anni.

Nel mese di marzo, i centri per la prevenzione ed il controllo delle malattie (CDC) hanno pubblicato le stime riviste sui trend delle infezioni da HIV tra gli MSM, le quali affermano che, in generale, i tassi di trasmissione sono rimasti invariati in questo gruppo (tuttavia con una considerevole variabilità legata al gruppo razziale). Circa 26.700 MSN hanno contratto il virus nel 2008, e si stima circa 26.200 nel 2016.

Ora il CDC ha pubblicato i dati effettivi sulle diagnosi di HIV – rispetto alle stime sulle nuove infezioni. Bisogna notare che i dati delle diagnosi non sono necessariamente ed esattamente indicativi dei trend di trasmissione, a causa dell’incertezza circa il lasso di tempo che trascorre tra il momento in cui la persona ha contratto il virus e il momento in cui riceve una diagnosi.

Il CDC incoraggia tutti gli MSM sessualmente attivi a sottoporsi al test HIV almeno una volta all’anno e, se il test risulta positivo, a sottoporsi immediatamente a cure mediche specialistiche in modo da ricevere i trattamenti antiretrovirali e raggiungere una completa soppressione del virus.

Con la pubblicazione dei risultati nel Rapporto settimanale di morbilità e mortalità (Morbidity and Mortality Weekly Report), i ricercatori del CDC hanno analizzato i dati sulle diagnosi di HIV tra gli MSM segnalati al Sistema nazionale di sorveglianza sull’HIV (National HIV Surveillance System) in tutti i 50 stati e nel distretto di Columbia.

Tra il 2008 e il 2016, sono stati diagnosticati 236.150 casi di HIV tra gli MSM, dei quali 106.258 (45%) nella fascia d’età dai 13 ai 29 anni, 100.857 (43%) nella fascia d’età tra i 30 e i 49 anni e 29.034 (12%) nella fascia d’età pari o superiore ai 50 anni.

Nel gruppo di età minore, il 49% delle diagnosi riguardavano uomini di colore, il 25% uomini ispanici e il 19% uomini bianchi. Nel gruppo di età intermedia, il 28% delle diagnosi riguardavano uomini di colore, il 28% uomini ispanici  e il 37% uomini bianchi. Infine, nel gruppo di età più avanzata il 25% delle diagnosi riguardava uomini di colore, il 17% uomini ispanici e il 53% uomini bianchi.

In questo lasso di tempo, il numero annuale di diagnosi nella fascia d’età dai 13 ai 29 anni è aumentato in media del 2,9% all’anno, considerando un aumento medio annuale del 2,8% tra gli uomini di colore, del 4,5% tra gli uomini ispanici e dell’1,5% tra gli uomini bianchi. Nella fascia d’età dai 30 ai 49 anni, il numero annuale di diagnosi è diminuito in media del 3,5% all’anno, considerando una diminuzione media del 3,6% tra gli uomini di colore e del 6,4% tra gli uomini bianchi, nonché una diminuzione media annuale dello 0,6% tra gli uomini ispanici.   

Per quanto riguarda gli uomini di età maggiore o uguale a 50 anni, il numero totale delle diagnosi è rimasto invariato,  considerando una diminuzione annuale media dell’1,8% tra gli uomini di colore, un aumento annuale medio del 4,1% tra gli uomini ispanici e numeri stabili tra gli uomini bianchi.

Tra il 2008 e il 2015, il numero di MSM che hanno ricevuto una diagnosi e convivono con l’HIV è aumentato del 4,5% all’anno, considerando: un aumento medio annuale del 7,7% nella fascia d’età dai 13 ai 29 anni, da 40.991 a 69.505; una diminuzione media annuale dello 0,4% nella fascia d’età dai 30 ai 49 anni, da 234.056 a 230.003; e un aumento medio annuale del 10,8% nella fascia d’età pari o superiore ai 50 anni, da 108.544 a 223.210.

Nel 2015, in 12 giurisdizioni, almeno la metà degli MSM che hanno ricevuto una diagnosi e convivono con l’HIV avevano almeno 50 anni.

Dei 10 stati con la maggiore percentuale di MSM che hanno ricevuto una diagnosi e convivono con l’HIV nella fascia d’età dai 13 ai 29 anni, 9 si trovavano nel sud.

Tra le quattro maggiori regioni del Paese, il sud ha sperimentato i maggiori incrementi delle diagnosi di HIV nel periodo dello studio.

Il  rapporto del CDC rileva che l’aumento delle diagnosi annuali di HIV tra gli MSM più giovani potrebbe essere dovuto anche in parte ad un aumento dei test.

 

Per leggere il rapporto del CDC, cliccate qui.

Castelli di Carte in ASA

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Il romanzo di Fabio Marelli tratta un argomento ancora molto attuale: il coming out, ovvero la dichiarazione della propria omosessualità. Lo presenteremo venerdì 19 ottobre alle 18e30 in associazione con una tavola rotonda su coming out di omosessualità e sieropositività.

 

Fabio Marelli dall’età di 16 anni è uno speaker radiofonico, oggi lavora a Discoradio. Molti lo conoscono perché ha presentato Milano Pride 2018 e per i suoi video-meteo comici su YouTube. Radio, TV, social network: la sua passione è comunicare, ma non chiedetegli cosa farà da grande. Il libro “Castelli di carte”, edito da Do it human, è la sua opera prima con la quale affronta un tema difficile: il coming out.
Fare coming out non è facile e in questo periodo è ancora più difficile, considerato il clima di caccia alle streghe che si sta diffondendo in Italia.
Fabio Marelli deve aver pensato a quanti ragazzi si riconosceranno nelle difficoltà del protagonista. E anche a quante donne si rispecchieranno in Luisa e quanti genitori si interrogheranno sulle reazioni descritte in Castelli di Carte.

Ho apprezzato molto il romanzo di Fabio Marelli, per questo lo presenteremo in ASA-Associazione Solidarietà Aids venerdì 19 ottobre alle 18e30 con una tavola Rotonda “Omosessualità e sieropositività: due coming out difficili” a cui parteciperanno: l’autore Fabio Marelli, Massimo Cernuschi presidente ASA, Michele Manfredini volontario ASA e le psicologhe di ASA Alessandra Bianchi e Giorgia Fracca. Moderatore Marinella Zetti.

Per incuriosirvi e sollecitare la vostra partecipazione, vi propongo la sinossi del libro.

Fabio è un ragazzo caparbio che impegna le proprie energie nella costruzione del suo mondo ideale. Si nasconde da ciò che non vuole vedere e si mostra per come vuole apparire. Si confronta sempre con Lisa, collega e migliore amica, che desidera da lui qualcosa di più, qualcosa che Fabio cerca in Alessandro e poi in altri. Bugie e omesse verità obbligano Fabio a vivere molteplici vite a seconda della persona che si trova di fronte, fino al punto di rottura che lo costringe a seguire l’unica strada possibile: la sua. “Castelli di carte” potrebbe riassumersi in tre aggettivi: ironico, empatico e autentico. L’autore affonda la propria indagine nel suo passato, distruggendo quelle costruzioni sociali e caratteriali che nascondevano sapientemente un bambino non ancora cresciuto e per certi versi ferito. Un libro a più livelli, che sfoglia delicatamente ogni strato della mente di un essere umano. Ogni pagina è scritta per essere d’ispirazione per chi ha rischiato o rischia di ritrovarsi prigioniero di se stesso e dei suoi castelli di carte. Tra sessualità, lavoro, famiglia e amicizie, Fabio si mette in gioco raccontando il suo viaggio verso la conquista dell’onestà emotiva”.

E naturalmente vi aspettiamo in ASA – via Arena 25 – venerdì 19 ottobre alle 18e30.
Marinella

INVITO ALLA SERATA

 

Milano Pride 2018, non solo una parata!

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TEST HIV RAPIDO AL MILANOPRIDE 2018

 Molti gli eventi organizzati in occasione della PrideWeek e, anche quest’anno, ASA Onlus Milano, C.I.G. Arcigay Milano e LILA Milano ONLUS offriranno il test rapido per HIV: anonimo, rapido (esito in 20 minuti) e gratuito.

 

 

 

Sarà inoltre presente un desk per fornire informazioni su ChemSex e PrEP (Profilassi Pre Esposizione HIV).
Medici e operatori qualificati vi accoglieranno in un ambiente adeguato al mantenimento della vostra privacy, con postazioni per colloqui e ambiente separato per la somministrazione del test HIV a cura del medico: naturalmente, il test è proposto e rivolto a tutti!

 

 

 

Vi aspettiamo

giovedì 28 e venerdì 29 giugno, dalle 18 alle 24 

sabato 30 giugno dalle 17 alle 23

Largo Bellintani, angolo Via Palazzi

Per ulteriori informazioni sarà possibile rivolgersi ai volontari posizionati appena fuori dagli spazi dedicati alla proposta test.
E, naturalmente, preservativi per tutti!

Le Associazioni coinvolte nell’ evento ringraziano Milano Pride per il supporto logistico.
Se desiderate ulteriori informazioni sugli eventi e sulla parata, visitate il sito della manifestazione.

 

Se Non al Milano Pride, quando?

Problemi ai neonati per uso Dolutegravir in gravidanza

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Lo studio Tsepano ha evidenziato difetti del tubo neurale nei neonati nati da donne esposte a all’antiretrovirale al momento del concepimento.

I risultati preliminari dello Studio Tsepano di sorveglianza sull’uso di Dolutegravir in gravidanza finanziato da NIH/NICHD e condotto in Botswana, mostrano un numero di anomalie congenite, denominate difetti del tubo neurale (neural tube defects – NTDs), più elevato rispetto a quanto atteso. 

Sono stati segnalati 4 casi di difetti del tubo neurale (neural tube defects – NTD) su 426 bambini nati da donne che, al momento del concepimento, erano in trattamento con Dolutegravir come parte della terapia antiretrovirale di combinazione. Ciò rappresenta un’incidenza di circa lo 0,9%, più elevata di quella attesa.  

Il Dolutegravir è stato testato in un programma completo di studi di tossicologia della riproduzione, compresi studi sullo sviluppo embrio-fetale, e non è stato identificato alcun tipo di segnale indicativo di tossicità a livello embrionale. Questi modelli animali generalmente sono predittivi della teratogenicità indotta da farmaci ed è piuttosto insolito osservare un effetto nell’uomo se non vi è stata evidenza di tale effetto nei modelli animali.   

Sebbene esista un’esperienza limitata sull’uso di Dolutegravir in gravidanza, attualmente non vi sono altri segnali di anomalie congenite (inclusi NTD) associate all’uso di Dolutegravir durante la gravidanza. ViiV tiene a precisare che non sono è osservata alcuna evidenza da nessuna delle altre fonti di dati, incluso l’Antiretroviral Pregnancy Registry, gli studi clinici e la sorveglianza post-marketing. 

ViiV Healthcare ha immediatamente informato le Autorità Regolatorie competenti che stanno valutando la situazione.  Nel frattempo sono state definite misure precauzionali per l’impiego di Dolutegravir nelle donne che pianificano una gravidanza.  ViiV ha predisposto una lettera informativa (Dear HCP letter) il cui testo e la lista di distribuzione sono in fase di revisione con AIFA e che verrà inviata non appena sarà possibile a tutti gli operatori sanitari interessati

Per anticipare i tempi di informazione ViiV ha ritenuto di inviare preliminarmente una comunicazione gli infettivologi interessati e alle associazioni di persone LGBT, con HIV o che operano in questo ambito. ViiV Healthcare proseguirà nella ri-valutazione dell’intero corpo di dati relativi all’impiego di DTG in gravidanza ed esplorerà ulteriori opzioni per la generazione dei dati. Inoltre stiamo lavorando in stretta collaborazione con gli interlocutori esterni, inclusi WHO e gli sperimentatori coinvolti nello studio Tsepamo.  

Su sito di AIFA è trovare le raccomandazioni stabilite con l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) sull’impiego di Dolutegravir nelle donne che pianificano una gravidanza.

http://www.agenziafarmaco.gov.it/content/comunicazione-ema-su-dolutegravir-18052018

Gli uomini sieronegativi continuano a prediligere lo stigma rispetto alla scienza

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Un autore HIV negativo si chiede: Perché continua a non essere recepito il messaggio “Non rilevabile = Non trasmissibile” ?

di Mathew Rodriguez

 

Un recente studio conferma che il timore nei confronti dell’HIV continua a prevalere rispetto alla conoscenza scientifica del virus.

In base ad un recente studio pubblicato sul Journal of the International AIDS Society, un inquietante elevata percentuale di uomini gay sieronegativi mettono in dubbio la veridicità dell’affermazione “Non rilevabile = Non trasmissibile” (Undetectable = Untrasmissable, U=U). Se non avete mai sentito questo slogan prima d’ora, è molto semplice. Le persone che convivono con l’HIV, in terapia e con carica virale non rilevabile non sono in grado di trasmettere il virus ai loro partner sessuali. Lo slogan è stato coniato dopo che nel 2016 lo studio PARTNER ha dimostrato che, tra più di 1.100 coppie sierodiscordanti, nessun partner sieronegativo ha contratto l’HIV dal partner sieropositivo.

Lo studio del 2018 sull’affermazione U=U ha reclutato 12.222 uomini gay e bisessuali idonei  per condividere come realmente essi percepissero lo slogan, che sta guadagnando consensi all’interno delle comunità mediche e scientifiche, sebbene questo consenso non si sia esteso alla popolazione generale. Agli uomini reclutati è stato chiesto quanto ritenessero veritiero lo slogan: totalmente veritiero, in parte veritiero, in parte inattendibile, totalmente inattendibile.

Solamente un terzo degli uomini sieronegativi che non erano a conoscenza del loro status sierologico ritenevano che l’affermazione fosse totalmente o in parte veritiera, rispetto al 70%  degli uomini sieropositivi. Tra gli uomini sieronegativi, quelli in PrEP, quelli che si sottoponevano a test HIV ogni sei mesi e quelli che praticavano sesso anale non protetto con partner sieropositivi erano più propensi a ritenere veritiera l’affermazione “U=U”.

È necessario che gli uomini sieronegativi facciano di meglio. A livello puramente umano, il fenomeno che si nasconde dietro ai dati è che gli uomini sieronegativi si rifiutano di considerare le persone sieropositive se non come un virus che fluttua nel loro sangue. Quando un virus microscopico eclissa l’essere una persona, c’è qualcosa che non torna.

In qualità di persona sieronegativa, posso comprendere la miriade di ragioni per le quali possiate ancora non credere che non rilevabile = non trasmissibile. In realtà non si tratta di imparare qualcosa di nuovo, ma piuttosto di dimenticare i messaggi che ci hanno accompagnati tutta la vita che il solo essere gay, e amando altri uomini, conduca a contrarre l’HIV. E la maggior parte delle campagne di prevenzione pubbliche hanno spesso rappresentato gli uomini gay sieropositivi come dei condannati. Nella città di New York, una campagna di prevenzione, “Non è mai solo HIV”, rappresentava la vita con l’HIV come un film horror. Una campagna francese invece, trasformava nel vero senso della parola le persone sieropositive in scorpioni.

Lasciando da parte le campagne di prevenzione pubbliche, gran parte della cultura gay maschile ruota intorno al virus come una storia condivisa. I film e le opere teatrali incentrati sull’esperienza omosessuale americana spesso raffigurano l’epidemia di AIDS con effetti diversi. Se da un lato possono servire a unire la comunità esplorando la nostra storia condivisa, dall’altro possono traumatizzare. E, naturalmente, è necessario sottolineare che ogni uomo sieronegativo ha anche un suo personale rapporto con l’HIV, indipendente dalle sue rappresentazioni pubbliche o culturali. Sebbene io non sia sieropositivo, ho visto mio padre, un uomo amorevole ed eroinomane, morire dopo aver vissuto per anni con l’HIV e con tutta una serie di co-infezioni.

Sebbene sia semplice vedere la radice di questo stigma di lunga durata, ciò non è una scusa per la sua sopravvivenza. Nell’era dell’U=U, ritenere che le persone sieropositive con una viremia non rilevabile possano trasmettere il virus è come negare i cambiamenti climatici. C’è il consenso scientifico. Siete voi che scegliete di ignorarlo sulla base delle vostre vecchie convinzioni.

Certamente noi uomini omosessuali siamo traumatizzati dall’HIV e il trauma deve essere rispettato. Ma, voi uomini sieronegativi che decidete che il vostro personale trauma è più importante dell’umanità di una persona sieropositiva,  dovete capire che il problema è il vostro stigma interiorizzato, non il virus.

Quando in passato ho scritto questo su internet, sono stato attaccato da uomini sieronegativi che affermavano che stavo dicendo alle persone con chi devono andare a letto o che stavo dicendo che loro sono dei bigotti se fanno scelte relative ai loro corpi. Non è così. Ciò che sto dicendo è che ci sono moltissimi modi disponibili per diminuire il rischio di contrarre il virus. Ci sono i preservativi, la PrEP, la PEP e il trattamento per HIV. Ma la paura e lo stigma non sono metodi di protezione. La vostra paura non vi proteggerà dal contrarre nulla. Mantenere questa paura non serve a nulla se non a creare un buco tra voi e le altre persone omosessuali, ed è vostro dovere superare questa paura, non solo per voi stessi, ma per le persone sieropositive che ne sono danneggiate.

La paura dell’HIV continua a devastare le vite delle persone che convivono con il virus. Se da una parte i progressi della medicina hanno reso la vita con l’HIV più semplice sotto molti aspetti, lo stigma e la paura del virus rimangono un problema. Lasciando da parte l’interazione individuale con le persone sieropositive, la quantità di paura nel mondo rende semplice ai politici e alle persone che lavorano nel sistema giudiziario penale penalizzare le persone sieropositive solo per il fatto che esistono. La vostra paura non è solo vostra; essa perpetua un divario sociale virale che dovremmo smantellare, non alimentare.

Sono necessari tantissimi sforzi per superare la paura e il trauma, ma superato lo stigma si produce un bellissimo fenomeno. Quando vi sforzate di dimenticarlo, lasciate spazio al riconoscimento dell’umanità delle persone sieropositive e lasciate spazio ad una maggiore intimità e legame. Per troppo tempo, lo sforzo di creare questo legame è stato lasciato alle persone sieropositive, che si sono dovute far carico di gestire l’HIV a livello medico e sociale. Ma la battaglia non può esser solo loro. Se questo studio vuole mettere in luce qualcosa, è proprio che le persone sieronegative si rifiutano di sforzarsi, anche quando sono esse stesse a creare il danno.

M. Rodriguez

fonte www.poz.com

Traduzione in italiano di Giulio F.

 

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